SCELTA DEL METAL DETECTOR DAL PUNTO DI VISTA PURAMENTE TECNICO

Soprattutto per il primo acquisto, al momento in commercio vi sono centinaia di modelli di metal detector suddivisi per: prezzo, tipologia di ricerca ed esigenze particolari.

Anche le persone più tecniche che si approcciano per la prima volta a questo hobby hanno dubbi o perplessità dinanzi alla scheda tecnica di uno di questi strumenti, magari non comprendendo cosa sia meglio per loro.

Ogni casa costruttrice, in base alle caratteristiche nazionali del loro territorio o del loro clima hanno creato strumenti per la ricerca dei metalli, tarando gli strumenti secondo la loro moneta locale (es. dollaro), oppure secondo la mineralizzazione del loro terreno, oppure per avere più profondità a discapito della precisione (o viceversa) nella ricerca di un determinato target, non ultimo il clima.

Semplificherò suddividendo lo strumento in 4 grosse sezioni tecniche andandole ad analizzare:

  1. Pacco Batteria
  2. Asta
  3. Centralina
  4. Piastra di ricerca

PACCO BATTERIA:

La tensione (espressa in Volt) e la corrente (espressa in Ampere) hanno una grandissima rilevanza sulle prestazioni dello strumento, ecco alcuni sotto-insiemi di tecnologie che oggi si trovano in commercio:

Pacco batterie a 6 o 9 Volt con stilo AA, la stragrande maggioranza dei md e soprattutto le marche più blasonate usa tale soluzione in accoppiata ad un DC-DC Step Up che ne innalza sempre la corrente interna a 8 o 12 Volt a discapito dell’amperaggio. Inutile montare batterie stilo con amperaggio oltre i 3 A per singola cella in quanto il DC-DC ne supporta (ne fa passare) meno. Inutile cercare di fare un Over-Volt (aumentare il voltaggio) perché il DC-DC lo innalza già da solo, ma soprattutto è inutile buttare le batterie quando lo strumento segna 1 o 2 tacche di autonomia residua! Primo perché il DC-DC nonostante le batterie scendano di tensione, lui ne aumenta sempre il voltaggio in maniera stabile; Due perché inquinate soltanto l’ambiente prematuramente (stilo Nichel-Cadmio usa e getta) e sprecate i vostri soldi. Attendete che si scarichino completamente.

Doppia batteria da 9 Volt, alcuni metal detector usano per la propria centralina n°2 batterie PP3, molti pensano che lo strumento vada a 18 Volt…niente di più sbagliato, una batteria alimenta la centralina e la piastra, l’altra è dedicata al comparto audio (quest’ultimo a volte ha un DC-DC Step Down che porta il comparto audio da 9 a 5 Volt). Quindi doppia batteria per alimentare 2 segmenti dello strumento, per avere sempre ottime performance.

Pacco batterie a 12 o 15 Volt con stilo AA, soprattutto i metal detector dell’est Europa, montano pacchi batterie grossi e voluminosi con diversi elementi di tipo stilo AA 1.5 Volt (1.2 Volt ricaricabili). Oggi si tende a diminuire il peso riducendo il numero di elementi a favore di un DC-DC step Up che ne innalza il voltaggio (ma ne diminuisce l’amperaggio). Solitamente questi md hanno piastre di grosse dimensioni (diametro maggiore di 22-25cm, arrivano anche a 32-35 cm!) vuoi per le loro lande/steppe molto estese, vuoi per essere la casa costruttrice che va più in profondità per un singolo target. Il pacco batterie è così esiguo anche per far fronte a temperature molto basse di alcuni paesi, il freddo tende a scaricare gli elementi precocemente durante la ricerca.

Pacco batterie litio, metal detector sempre più compatti e leggeri, hanno necessità di piccoli spazi progettuali, quindi piccole batterie solitamente al Litio o Li-Po da 3.2 Volt, 5 Volt o affini. Peso irrisorio, ricarica più veloce, ma Amperaggio basso.

ASTA:

la scelta dell’asta può essere di grande rilievo per il nostro hobby, influisce a partire dalle nostre caratteristiche fisiche (altezza della persona/bambino/donna), sul nostro tipo di ricerca (standard o immersione in acqua), trasportabilità (in zaino o piccoli bagagliai). La famiglia si suddivide così:

Standard o ad “S”, tipica asta con curvatura mano/gomito solitamente suddivisa in 3 parti, poggia gomito/centralina, parte centrale regolabile in estensione e in ultimo, sezione in plastica con attacco della piastra. Ne esistono anche in carbonio/lega leggera.

Dritta o “stampella”, solitamente suddivisa solo in 2 parti per diminuire le oscillazioni o la resistenza dell’acqua, è la più designata alla totale immersione in acqua (mare o laghi) ne agevola la spazzolata ed è sempre in dotazione su metal detector marini. Può essere usata anche per uso terrestre.

Telescopica, in alluminio o carbonio sono le aste che rendono il metal detector “tascabile” per essere infilato dentro a zaini o borse per facilitarne il trasporto soprattutto durante alcuni percorsi verso terreni dove è meglio avere le mani sempre libere (sentieri accidentati, mulattiere). Costo maggiore e a volte non “reggono” piastre oltre i 500 grammi di peso.

CENTRALINA:

Il “cervello” del nostro metal detector a seconda dell’uso, della praticità, del design o per il bilanciamento del peso, è collocato in diversi punti dell’asta a seconda del modello. Dietro al poggia gomito, oppure a portata di “dito” per i settaggi veloci o pinpointer, od addirittura sono wireless (senza filo) per essere anche tenuti al collo, in mano o alla cintura/tasca.

Ne esistono diversi modelli e con diverse frequenze espresse in Khz, tenete in considerazione che: valori di frequenza più bassi tendono ad andare più in profondità nella ricerca(da 2 a 8Khz) e sono più soggette alle interferenze elettromagnetiche (pali alta tensione, antenne ricetrasmittenti, ecc) al contrario valori alti di frequenza (17-30Khz) tenderanno ad andare meno in profondità ma a trovare oggetti molto piccoli fino ad arrivare a pagliuzze d’oro (40-70Khz) Per ricerca a tutto campo, solitamente si varia da 7-8Khz fino a 13-19Khz.

Doveroso specificare che tutte quelle con batterie di tipo stilo AA da 6 o 8 Volt e quelle con batterie Litio/Li-Po hanno al loro interno un DC-DC step UP che innalza la tensione (Volt) a discapito della corrente (Ampere) vedasi il “capitolo batterie”.

Classica col filo, il 98% dei metal detector ha questa tecnologia, fin dalla creazione del primo metal detector nella storia, il cavo è un’estensione dell’avvolgimento di rame interno alla piastra che risale alla centralina. Componenti elettronici di tipo standard al proprio interno ne facilitano la pulizia/manutenzione e la riparazione. Centraline possono essere di tipo: con elettronica analogica o digitale e questi ultimi possono inoltre essere spettrografici o multi-frequenza.

Tecnologia wireless, da pochi anni in commercio vi sono modelli “senza filo”, compattissimi, digitali e con elettronica micro (SMD). Comunicano con piastre apposite tramite connessione wireless. Comodi, leggeri, ma delicati e dai costi nettamente superiori rispetto ai classici a filo.

PIASTRA DI RICERCA:

Ne esistono di vario tipo a seconda del genere di ricerca o dallo stile di “spazzolata”. Si parte da un minimo di 10 cm (4”) fino a 30-32 cm (11”-13”) e anche più. Ogni marca o modello di metal detector ha piastre di dimensioni/forme diverse (tonda o ellittica). Per capire grosso modo la profondità di rilevazione del nostro strumento, considerate a “spanne” che la grandezza della piastra è “quasi direttamente” proporzionale alla profondità di rilevazione (nel caso sia ellittica, considerare il lato più lungo), su cui influiscono anche gli aspetti di batteria, frequenza di lavoro della centralina, pacco batteria, mineralizzazione del terreno, interferenze, ecc. Per fare un esempio quindi una piastra da 20cm, grosso modo darà una profondità di 18-24cm). Ne esistono in queste varianti:

Doppio cono (o triplo), le riconoscete subito, un cerchio grande esterno (TX) e uno più piccolo al centro (RX), con campo elettromagnetico emanato di tipo sferico, sono una tecnologia “vecchia”. Seppur meno veloci in recovery rispetto alle DD, sono leggermente più precise nella rilevazione di un target. Le si trovano ancora su metal detector economici, per principianti o per ricerche particolari. Ne esistono di svariate dimensioni in commercio a seconda della marca e del modello di md.

Doppia “D” o DD, dell’ultimo decennio circa, hanno al loro interno 2 avvolgimenti in rame a forma di “D” (RX e TX) con campo elettromagnetico a “lama” che sventaglia dentro al terreno molto più velocemente rispetto alle doppio cono e più in profondità grazie anche ad un amplificatore passivo. Proprio per tale disegno del campo elettromagnetico di “taglio” quindi più sottile, sono leggermente meno soggette ad interferenze. Ne esistono di svariate dimensioni in commercio a seconda della marca e del modello di md.

Wireless DD, ereditano le stesse caratteristiche delle sopra citate DD, ma hanno al loro interno una batteria e un trasmettitore wireless che comunica con la propria centralina. Al momento vi sono solo 2-3 metal detector designati, dimensioni delle piastre non inferiori ai 20cm, costo elevato. (vedasi capitolo “centraline”

Per addentrarvi maggiormente in dettagli tecnici riguardanti: l’elettronica di bordo, la tipologia di batterie, o altro, potete far riferimento al mio sito:

https://metaldetectormilano.it/

Alessandro Gandini

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